Alcune Disordinate Geometrie Interiori

Disegna una mappa per perderti.

Voglio la felicità, avevo deciso dentro di me il primo gennaio di quell’anno. Per un mese o per un’ora la voglio. E che era mai, in fondo, la felicità? Avevo pensato un tempo che nascesse dall’amare. Poi dall’essere amati. Ora mi convincevo che il suo fiore fosse vicino a sbocciare, pronto ad essere colto dalle mie dita, come il primo fiore di mandorlo, quel mattino della scommessa, dalla mano di Sauro Licausi… O non era forse, la felicità, il sentimento d’un tempo immobile e d’oro?

—Gesualdo Bufalino - Argo il cieco ovvero I sogni della memoria (via leciliegieparlano)

(via 1hollygolightly1)

Day2.

Day2.

Più lontano mi sei, più Ti risento
farmiti dentro il cuore
sangue, grido, tumore,
e crescermi sul petto.
Più sei lontano e più Ti porto addosso,
fra l’abito e la carne,
contrabbando cattivo,
volpe rubata che mi mangia il petto.

—Gesualdo Bufalino (via egocentricacomeigatti)

(Fonte: 140eoltre, via egocentricacomeigatti)

Le giornate piene.
Le prime volte.
Chi ti resta accanto.

Le giornate piene.
Le prime volte.
Chi ti resta accanto.

Se sa sedurti soltanto un sonetto,
Archetipo d’amaro amore assente,
Nasconderò nei tuoi nomi il mio niente,
Golfo mio, mia girandola, mio ghetto:

Umiliato unicorno, unico e urgente,
Inciderò in te impronte, intimo insetto,
Nodo dei nodi, nudo nervosetto,
Enfasi estrema, epigramma emergente:

Tenera in tutto, torre di tormenti,
Infarcito mio infarto, idolo, inferno,
Apriti a me, tu, aurora di aghi ardenti:

Muta medusa, muscolo materno,
Ascoltami, arida aspide, e acconsenti:
Tremo con te, tremendo, tardo terno.

Erotosonetto, Edoardo Sanguineti  (via laveneredissepolta)

(Fonte: gattolupesco, via insalatadiparole)

Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo.
Era una possibilità, capisci?
Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo.
Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me.

È l’idea che almeno una volta succeda, no?
Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.

Come un sibilo fluttuante e sinuoso. A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene.

Anche se sapevo di non potere.
Anche se era rischioso.
Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me. E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.
Verresti?

—Italo Calvino, Gli amori difficili (via wendyssworld)

(Fonte: maybeonedaywellmeetagain, via egocentricacomeigatti)

Uscite,ottobre è un mese dai colori bellissimi!

Uscite,ottobre è un mese dai colori bellissimi!

Pop corn time!

Ti esploro, mia carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda, carta nuda, che ti segno, che ti sogno, con i miei seri, severi semi neri, con i miei teoremi, i miei emblemi, che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte, con il mio oscuro, puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo, se ti prendo, con i miei pampani di ruggine, mia fuliggine, che ti aspiro, ti respiro con le tue nebbie e trebbie, che ti timbro con tutti i miei timpani, con le mie dita che ti amano, che ti arano, con la mia matita che ti colora, ti perfora, che ti adora, mia vita, mio avaro amore amaro: io sono qui così, la zampa del mio uccello, di quello che ti gode e ti vigila, sono la papilla giusta che ti degusta, la pupilla che ti vibra e ti brilla, che ti tintinna e titilla; sono un irto, un erto, un ermo ramo, io che ti pungo, mio fungo, io che ti bramo: sono pallida pelle che si spella, mia bella, io, passero e pettirosso del tuo fosso: io la piuma, io l’osso, che ti scrivo: io, che ti vivo.

—E. Sanguineti, L’ultima passeggiata – Omaggio a Pascoli – 1982 (via malinconialeggera)